spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per gennaio, 2019

San Giovanni Bosco


La Gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l’ Amore.

(San Giovanni Bosco)

Grazie don Bosco, perché non ti sei arreso alla tristezza e hai donato a tutti la gioia di prendersi cura dei giovani e specialmente di coloro che non sono curati da nessuno.
Aiutaci a non arrenderci, in un mondo sempre più lontano da Dio, dacci la forza di annunciare la gioia del Vangelo a tutti quei giovani tristi, fragili che non riescono a dare senso pieno alla loro vita.

Mahatma Gandhi


Il 30 gennaio del 1948 moriva uno degli uomini più grandi della storia.

Sono le azioni che contano.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere,
sono perle false fin tanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

(Mahatma Gandhi)

Quelle mezze cose


L’amore è la grande via della conoscenza,
della contemplazione e quando l’uomo non ama più,
normalmente adora se stesso
e fa quelle mezze cose che non hanno più senso.

(Don Oreste Benzi)

È nell’amore che scopro veramente chi sono. Perché è amare il senso pieno della vita.

San Tommaso d’Aquino


Chi è veramente forte
non teme di curvarsi
di fronte a ciò che è più grande di lui.

(San Tommaso d’Aquino)

III Domenica del Tempo Ordinario (C)


La Parola tiene viva la fede

Prima lettura (Ne 8,2-4.5-6.8-10)

In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Questo episodio racconta il ritorno del popolo esiliato dai Babilonesi, nella propria patria. Il protagonista è il libro della Legge, la Parola che sempre ha accompagnato il popolo. È stata proprio la Parola, la Legge della Torah a tener viva la fede, quando il popolo viveva la tristezza dell’esilio.
La Parola tiene viva la comunità. Non è ferma in un luogo, accompagna e cammina con il popolo. “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Salmo 118).
Le autorità sono sottomesse alla Torah. Esdra (sacerdote) e Neemia (governatore) sottostanno alla Legge di Dio.

Dal Vangelo di oggi (Lc 1,1-4; 4,14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Gesù è il Verbo fatto carne. È la Parola che si fa compagnia concreta all’uomo. Luca scrive che il suo Vangelo non è solo storia ordinata di ciò che è accaduto, non è solo la storia di Gesù di Nazareth, è nutrimento per la nostra fede.

Lasciamo che sia Gesù a tenere viva la nostra fede, la sua Parola sia luce per il nostro cammino e forza nei momenti difficili.

Gli Apostoli hanno accolto la parola di salvezza e l’hanno tramandata ai loro successori come un gioiello prezioso custodito nel sicuro scrigno della Chiesa: senza la Chiesa questa perla rischia di perdersi o di frantumarsi. Cari giovani, amate la parola di Dio e amate la Chiesa, che vi permette di accedere a un tesoro di così alto valore introducendovi ad apprezzarne la ricchezza. Amate e seguite la Chiesa, che ha ricevuto dal suo Fondatore la missione di indicare agli uomini il cammino della vera felicità. Non è facile riconoscere ed incontrare l’autentica felicità nel mondo in cui viviamo, in cui l’uomo è spesso ostaggio di correnti di pensiero, che lo conducono, pur credendosi “libero”, a perdersi negli errori o nelle illusioni di ideologie aberranti.

(Papa Benedetto XVI)

Testa fra le nuvole


S’ingannano coloro che da una parte vogliono
ascendere al monte della contemplazione e dall’altra,

vogliono riposarsi e ricusano di discendere alla fatica dell’azione.

(San Bonaventura)

Chi cerca Dio non deve avere la testa fra nuvole, ma i piedi ben piantati per terra.

Non c’è niente di più concreto che riconoscere Dio qui sulla Terra, come colui che povero cerca da noi un gesto d’amore.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. (Mt 25,35-36)

Conversione di San Paolo

Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. (Atti 9,1-9)

La conversione di san Paolo esprime la potenza della grazia che sovrabbonda dove abbonda il peccato (cfr Rm 5,20). La svolta decisiva della sua vita si compie sulla via di Damasco, dove egli scopre il mistero della passione di Cristo che si rinnova nelle sue membra (At 22,8). Egli stesso perseguitato per Cristo dirà: «Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24). Questa celebrazione, già presente in Italia nel sec. VIII, entrò nel calendario Romano sul finire del sec X. Conclude in modo significativo la settimana dell’unità dei cristiani (18-25 gen), ricordando che non c’è vero ecumenismo senza conversione.

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