spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per dicembre, 2018

Te deum


ll Te Deum (estesamente Te Deum laudamus, “Dio ti lodiamo”) è un inno cristiano di ringraziamento che viene tradizionalmente cantato la sera del 31 dicembre, per ringraziare dell’anno appena trascorso.

Ogni anno colgo l’occasione di prendermi un po’ di tempo per rivedere insieme al Signore l’anno trascorso e ringraziarlo per le innumerevoli Grazie che mai fa mancare nella mia vita.
Sicuramente il primo pensiero va al 9 settembre, dove insieme alla mia “famiglia” dell’Assunta ho vissuto la gioia di prendere possesso come Parroco nella Chiesa che mi ha visto crescere nel ministero. Una festa che ha fatto bene a tutti, una festa che ha seminato speranza e gioia, una festa che solo Lui poteva preparare così bella. È stata una festa di famiglia, piena di bambini, giovani e famiglie. Piena di collaboratori che si mettono a servizio della parrocchia, dono immenso per me.

Le innumerevoli attività con i giovani, il pellegrinaggio a Rimini a conoscere la comunità Papa Giovanni XXIII e il suo fondatore Oreste Benzi (un Santo!), il pellegrinaggio a Lourdes dove insieme ai giovani abbiamo portato gioia e raccolto tanti sorrisi spontanei. Dove abbiamo capito che mettersi a servizio dà senso pieno alla nostra vita.

Ringrazio per tutte le persone ascoltate, che ti donano le loro lacrime, le loro fragilità, ma che desiderano fare un bel cammino di fede. Che dono grande quando un fratello o una sorella ti consegnano le loro debolezze e le loro speranze.

Ringrazio anche per tutto l’affetto e la vicinanza dei miei parrocchiani dopo l’operazione alla caviglia, che ha richiesto tanta pazienza, ma che mi ha aiutato a mettermi nei panni di chi vive nella sofferenza e nella malattia.

Ringrazio per le nuove amicizie che sono nate e quelle che si sono consolidate.

Ringrazio di essere cristiano, del dono della vita e del dono grande di essere prete.

Ringrazio per tutto il bene che ogni giorno mi donano i fratelli e le sorelle che il Signore mi ha chiamato a servire nel ministero.

Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria


L’incomprensione non ferma tutto

Dal Vangelo di oggi (Lc 2,41-52)30

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

«Perché ci hai fatto così?». C’è un dolore che pesa sul cuore, eppure i tre si accettano di nuovo: «Gesù scese con loro, venne a Nazaret e stava loro sottomesso». L’incomprensione non ferma tutto, ci si rimette in cammino anche se non tutto è chiaro, anche se non ho tutto capito. Si cammina anche nella sofferenza, meditando, conservando, proteggendo nel cuore, come santa Maria, gesti e dolori, parole e domande, con un atto di fede negli altri, finché un giorno si dipani il filo d’oro che tutto illuminerà e legherà.

(Ermes Ronchi)

Un bellissimo pensiero di Ermes Ronchi, mi dà lo spunto, per dire alle famiglie che vivono la fatica di un incomprensione, di un momento di difficoltà, di non lasciarsi tentare dal lasciare tutto, ma di proseguire il cammino, anche nella sofferenza, di non perdere l’orizzonte di un progetto di vita insieme. Di non camminare da soli, di chiedere aiuto ad una persona che vi vuole bene, di un sacerdote, di un consacrato, di una famiglia vicina…

Cara famiglia, sei il dono più bello che la Chiesa potesse ricevere… perché è in famiglia che si fa esperienza dell’amore, della cura, della fatica quella giusta… quella che mette l’altro al primo posto… cara famiglia anche Dio ti ha scelto per entrare nella storia dell’uomo…

Cara famiglia non ti arrendere al tuo principale compito di essere culla della società.

Cara famiglia senza di te, non ci sarei neanch’io.

Gesù, Giuseppe e Maria custodite tutte le famiglie del mondo e sostenete tutte le famiglie in difficoltà.

Neve natalizia


O neve natalizia di Betlemme
cadi soavemente in morbide falde
e semina il grano che deve germinare
nei campi dell’eternità.
Fa’ cadere in silenzio candidi semi
nei cuori oscuri e freddi
intirizziti dal freddo della notte.

(Johannes Jørgensen)

Questa non è una bambola


Io ricordo una bambina di due anni, che, messa davanti ad una statuina del Bambino Gesù, disse: «Questa non è una bambola». (Maria Montessori)

Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. (Mt 11,25)

San Giovanni Apostolo


Il Verbo si è fatto carne

Oggi la Chiesa fa memoria di San Giovanni Apostolo. Colui che raccontò il Verbo fatto uomo e la Luce irrompere tra le tenebre.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 1,1-4)

Figlioli miei, quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.

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