spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per luglio, 2018

Sant’Ignazio di Loyola


Non coerceri maximo contineri minimo, divinum est.

Non esser costretto da ciò ch’è più grande, essere contenuto in ciò ch’è più piccolo, questo è divino!

(motto sulla tomba di Ignazio di Loyola)

XVII Domenica del Tempo Ordinario (B)


Fame di senso

Dal Vangelo di oggi (Mc 6,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

C’è una fame che solo Gesù può colmare, è la fame di senso…

Quella folla non è lì per cenare… ma per stare alla presenza di Gesù, per ascoltare la sua Parola, per sperare in un futuro migliore… molti erano lì per essere guariti da varie malattie.
Gesù sa però che la malattia più grave per un uomo è quando il virus dell’indifferenza, dell’odio e dell’egoismo, fanno pensare solo a noi stessi e non agli altri.
L’incapacità di amare è il peggior male del mondo.

Anche quel ragazzino, aveva cinque pani e due pesciolini… abbondanti per lui. Gesù ha dato a lui la possibilità di contribuire ad un miracolo… chissà che gioia nel cuore avrà avuto, quando quel poco che aveva era diventato cibo per tutti.

Una vita piena di senso è una vita spesa per gli altri. Prendersi cura degli altri è la forma più alta di amare se stessi.

Gesù sempre ci insegna questa cura concreta…

Lui per primo si fa pane per noi, per essere sempre presente nella nostra vita.

Aiutaci Signore a mettere il poco che abbiamo nelle tue mani, perché diventi molto a servizio dei fratelli.

Scuola di gioia

La più bella scuola di gioia è aprire gli occhi sui doni che Dio ci fa.

(Don Andrea Gasparino)

E adesso tutti all’opera!


Ultimo giorno di centro estivo, tanti bambini, tanti giovani a servizio, tanta gioia.

Abbiamo meditato che la bellezza è nelle mani di chi si mette all’opera…

La Chiesa ha bisogno dell’impegno di molti, della freschezza dei giovani, della sapienza degli anziani e della presenza degli adulti, tutti insieme per fare la volontà del Signore, perché “venga il suo regno” …

E Allora tutti all’opera! Ognuno con le sue capacità, con i suoi doni contribuisca a rendere migliore il mondo!

Santi Gioacchino ed Anna


Anna e Gioacchino sono i genitori della Vergine Maria. Gioacchino è un pastore e abita a Gerusalemme, anziano sacerdote è sposato con Anna. I due non avevano figli ed erano una coppia avanti con gli anni. Un giorno mentre Gioacchino è al lavoro nei campi, gli appare un angelo, per annunciargli la nascita di un figlio ed anche Anna ha la stessa visione. Chiamano la loro bambina Maria, che vuol dire «amata da Dio». Gioacchino porta di nuovo al tempio i suoi doni: insieme con la bimba dieci agnelli, dodici vitelli e cento capretti senza macchia. Più tardi Maria è condotta al tempio per essere educata secondo la legge di Mosè. Sant’Anna è invocata come protettrice delle donne incinte, che a lei si rivolgono per ottenere da Dio tre grandi favori: un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per poterlo allevare. È patrona di molti mestieri legati alle sue funzioni di madre, tra cui i lavandai e le ricamatrici. (Link)

Santi Gioacchino ed Anna pregate per noi…

Il Don


Sette anni fa, dopo un mese dalla mia ordinazione sacerdotale, dopo aver speso la vita per la nostra parrocchia del Villaggio, ha concluso la sua vita terrena il mio caro Don. Lasciando a chi l’ha conosciuto una luce nel cuore che ancora non si è spenta.

Caro Don da lassù hai sicuramente sorriso alla notizia del mio nuovo incarico da parroco… spero di essere per molti ciò che tu sei stato per me… una guida, un esempio… un portatore di senso, di luce e di gioia!

Ciao caro Don, continua ad accompagnarmi… e il 9 settembre alle 16.00 quando farò l’ingresso ufficiale da parroco, ti penserò e ti ringrazierò, perché se sono prete oggi è anche grazie a te.

Affido la mia vita e il mio ministero alla Madonna di Oropa che tanto hai amato. Ciao Don!

Cloud dei tag

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: