spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per 25/02/2018

II Domenica di Quaresima (B)


Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!

Dal Vangelo di oggi (Mc 9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!

Oggi un racconto di Bruno Ferrero ci aiuterà a capire meglio il tema dell’ascolto.

Il grillo e la moneta

Un saggio indiano aveva un caro amico che abitava a Milano. Si erano conosciuti in India, dove l’italiano era andato con la famiglia per fare un viaggio turistico. L’indiano aveva fatto da guida agli italiani, portandoli a esplorare gli angoli più caratteristici della sua patria. Riconoscente, l’amico milanese aveva invitato l’indiano a casa sua. Voleva ricambiare il favore e fargli conoscere la sua città. L’indiano era molto restio a partire, ma poi cedette all’insistenza dell’amico italiano e un bel giorno sbarcò da un aereo alla Malpensa. Il giorno dopo, il milanese e l’indiano passeggiavano per il centro della città. L’indiano, con il suo viso color cioccolato, la barba nera e il turbante giallo attirava gli sguardi dei passanti e il milanese camminava tutto fiero d’avere un amico cosi esotico. Ad un tratto, in piazza San Babila, l’indiano si fermò e disse: «Senti anche tu quel che sento io?». Il milanese, un po’ sconcertato, tese le orecchie più che poteva, ma ammise di non sentire nient’altro che il gran rumore del traffico cittadino. «Qui vicino c’è un grillo che canta», continuò, sicuro di sé, l’indiano. «Ti sbagli», replicò il milanese. «Io sento solo il chiasso della città. E poi, figurati se ci sono grilli da queste parti». «Non mi sbaglio. Sento il canto di un grillo», ribatté l’indiano e decisamente si mise a cercare tra le foglie di alcuni alberelli striminziti. Dopo un po’ indicò all’amico che lo osservava scettico un piccolo insetto, uno splendido grillo canterino che si rintanava brontolando contro i disturbatori del suo concerto. «Hai visto che c’era un grillo?», disse l’indiano. «È vero», ammise il milanese. «Voi indiani avete l’udito molto più acuto di noi bianchi…». «Questa volta ti sbagli tu», sorrise il saggio indiano. «Stai attento… ». L’indiano tirò fuori dalla tasca una monetina e facendo finta di niente la lasciò cadere sul marciapiede. Immediatamente quattro o cinque persone si voltarono a guardare. «Hai visto?», spiegò l’indiano. «Questa monetina ha fatto un tintinnio più esile e fievole del trillare del grillo. Eppure hai notato quanti bianchi lo hanno udito?».

Dobbiamo accordare le orecchie al cuore, tra i rumori della vita, dobbiamo cercare il suono della Parola. Che spazio lasciamo alla Parola di Dio nella nostra famiglia? Che bello sarebbe se in Quaresima prima di cena si leggesse il Vangelo.

Un orecchio attento è capace di sentire la voce del Signore nel trambusto della vita.

Così ha fatto Abramo ( …Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce). Un ascolto che diventa concreta adesione a Dio.

Signore rendi il nostro orecchio attento alla tua Parola.

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