spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per febbraio, 2018

In pellegrinaggio verso Casa


Il 28 febbraio del 2013, cinque anni fa, Benedetto XVI come aveva annunciato l’11 febbraio di quell’anno si ritira e lascia a Roma la sede vacante.

Ecco una parte del suo discorso di congedo:

Vorrei lasciarvi un pensiero semplice, che mi sta molto a cuore: un pensiero sulla Chiesa, sul suo mistero, che costituisce per tutti noi – possiamo dire – la ragione e la passione della vita. Mi lascio aiutare da un’espressione di Romano Guardini, scritta proprio nell’anno in cui i Padri del Concilio Vaticano II approvavano la Costituzione Lumen Gentium, nel suo ultimo libro, con una dedica personale anche per me; perciò le parole di questo libro mi sono particolarmente care. Dice Guardini: La Chiesa “non è un’istituzione escogitata e costruita a tavolino…, ma una realtà vivente… Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi… Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo”. E’ stata la nostra esperienza, ieri, mi sembra, in Piazza: vedere che la Chiesa è un corpo vivo, animato dallo Spirito Santo e vive realmente dalla forza di Dio. Essa è nel mondo, ma non è del mondo: è di Dio, di Cristo, dello Spirito. Lo abbiamo visto ieri. Per questa è vera ed eloquente anche l’altra famosa espressione di Guardini: “La Chiesa si risveglia nelle anime”. La Chiesa vive, cresce e si risveglia nelle anime, che – come la Vergine Maria – accolgono la Parola di Dio e la concepiscono per opera dello Spirito Santo; offrono a Dio la propria carne e, proprio nella loro povertà e umiltà, diventano capaci di generare Cristo oggi nel mondo. Attraverso la Chiesa, il Mistero dell’Incarnazione rimane presente per sempre. Cristo continua a camminare attraverso i tempi e tutti i luoghi.

Poche settimane fa ha espresso questo pensiero molto commovente:

Nel lento scemare delle forze fisiche, interiormente sono in pellegrinaggio verso Casa. È una grande grazia per me essere circondato in quest’ultimo pezzo di strada a volte un po’ faticoso, da un amore e una bontà tali che non avrei mai potuto immaginare.

Grazie Papa Benedetto XVI, per il tuo lodevole servizio a favore della Chiesa.

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Solitudine e isolamento


La solitudine vivifica, l’isolamento uccide.
(Joseph Roux)

C’è una grande differenza tra solitudine e isolamento, la prima la scelti tu, la seconda la scelgono gli altri.

Ogni tanto stare soli con se stessi è utile per rivedere e ricalibrare il proprio cammino…ecco perché la solitudine vivifica, perché rende vivo ciò che si era assopito…

Amami


Amami ma non fermare
le mie ali se vorrò volare…
non chiudermi in una gabbia
per paura di perdermi ….
amami con l’umile certezza del tuo Amore
ed io non andrò più via…
e se sarò in un cielo lontano
ritroverò la strada del tuo pensiero….
e se sarai con me ti insegnerò a volare ….
e tu mi insegnerai a restare.

(Preghiera indiana)

II Domenica di Quaresima (B)


Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!

Dal Vangelo di oggi (Mc 9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!

Oggi un racconto di Bruno Ferrero ci aiuterà a capire meglio il tema dell’ascolto.

Il grillo e la moneta

Un saggio indiano aveva un caro amico che abitava a Milano. Si erano conosciuti in India, dove l’italiano era andato con la famiglia per fare un viaggio turistico. L’indiano aveva fatto da guida agli italiani, portandoli a esplorare gli angoli più caratteristici della sua patria. Riconoscente, l’amico milanese aveva invitato l’indiano a casa sua. Voleva ricambiare il favore e fargli conoscere la sua città. L’indiano era molto restio a partire, ma poi cedette all’insistenza dell’amico italiano e un bel giorno sbarcò da un aereo alla Malpensa. Il giorno dopo, il milanese e l’indiano passeggiavano per il centro della città. L’indiano, con il suo viso color cioccolato, la barba nera e il turbante giallo attirava gli sguardi dei passanti e il milanese camminava tutto fiero d’avere un amico cosi esotico. Ad un tratto, in piazza San Babila, l’indiano si fermò e disse: «Senti anche tu quel che sento io?». Il milanese, un po’ sconcertato, tese le orecchie più che poteva, ma ammise di non sentire nient’altro che il gran rumore del traffico cittadino. «Qui vicino c’è un grillo che canta», continuò, sicuro di sé, l’indiano. «Ti sbagli», replicò il milanese. «Io sento solo il chiasso della città. E poi, figurati se ci sono grilli da queste parti». «Non mi sbaglio. Sento il canto di un grillo», ribatté l’indiano e decisamente si mise a cercare tra le foglie di alcuni alberelli striminziti. Dopo un po’ indicò all’amico che lo osservava scettico un piccolo insetto, uno splendido grillo canterino che si rintanava brontolando contro i disturbatori del suo concerto. «Hai visto che c’era un grillo?», disse l’indiano. «È vero», ammise il milanese. «Voi indiani avete l’udito molto più acuto di noi bianchi…». «Questa volta ti sbagli tu», sorrise il saggio indiano. «Stai attento… ». L’indiano tirò fuori dalla tasca una monetina e facendo finta di niente la lasciò cadere sul marciapiede. Immediatamente quattro o cinque persone si voltarono a guardare. «Hai visto?», spiegò l’indiano. «Questa monetina ha fatto un tintinnio più esile e fievole del trillare del grillo. Eppure hai notato quanti bianchi lo hanno udito?».

Dobbiamo accordare le orecchie al cuore, tra i rumori della vita, dobbiamo cercare il suono della Parola. Che spazio lasciamo alla Parola di Dio nella nostra famiglia? Che bello sarebbe se in Quaresima prima di cena si leggesse il Vangelo.

Un orecchio attento è capace di sentire la voce del Signore nel trambusto della vita.

Così ha fatto Abramo ( …Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce). Un ascolto che diventa concreta adesione a Dio.

Signore rendi il nostro orecchio attento alla tua Parola.

La bicicletta


“Andate…” dici a ogni svolta del Vangelo.
Per essere con Te sulla Tua strada occorre andare
anche quando la nostra pigrizia ci scongiura di sostare.
Tu ci hai scelto per essere in un equilibrio strano.
Un equilibrio che non può stabilirsi né tenersi
se non in movimento,
se non in uno slancio.
Un po’ come in bicicletta che non sta su senza girare,
una bicicletta che resta appoggiata contro un muro
finché qualcuno non la inforca
per farla correre veloce sulla strada.
La condizione che ci è data
è un’insicurezza universale, vertiginosa.
Non appena cominciamo a guardarla,
la nostra vita oscilla, sfugge.
Noi non possiamo star dritti se non per marciare,
se non per tuffarci, in uno slancio di carità.

(Madeleine Delbrel)

Nel nostro cammino di fede chi resta immobile, chi non muove nessun passo verso gli altri, è destinato a perdere l’equilibrio e cadere.

Il baricentro del cristiano è sempre sbilanciato in avanti.

Chi ama protegge


Chi ama protegge.
Proteggere è la più bella voce
del verbo amare.
(Bruno Ferrero)

Proteggimi o Dio… in Te mi rifugio.

Cattedra di San Pietro


Il 22 febbraio per il calendario della Chiesa cattolica rappresenta il giorno della festa della Cattedra di San Pietro. Si tratta della ricorrenza in cui viene messa in modo particolare al centro la memoria della peculiare missione affidata da Gesù a Pietro. In realtà la storia ci ha tramandato l’esistenza di due cattedre dell’Apostolo: prima del suo viaggio e del suo martirio a Roma, la sede del magistero di Pietro fu infatti identificata in Antiochia. E la liturgia celebrava questi due momenti con due date diverse: il 18 gennaio (Roma) e il 22 febbraio (Antiochia). La riforma del calendario le ha unificate nell’unica festa di oggi. Essa – viene spiegato nel Messale Romano – “con il simbolo della cattedra pone in rilievo la missione di maestro e di pastore conferita da Cristo a Pietro, da lui costituito, nella sua persona e in quella dei successori, principio e fondamento visibile dell’unità della Chiesa”.

Oggi nella festa della Cattedra di San Pietro una preghiera sincera per Papa Francesco.

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