spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Mi sono reso conto che invece questa generazione di nostri figli e alunni viene da un mondo, vive immerso dentro una cultura in cui nessun modello più tiene, nulla può più essere dato per scontato, derubati proprio di quel sentimento certo della realtà cui avevano principalmente diritto. Vivono dentro un immaginario che fa loro sentire orribilmente banale, mortalmente noioso l’ordinario, la loro vita quotidiana, che sembra non avere più spazio per alcuno slancio, per alcuna commozione, per alcuno stupore. È stato come trovarmi davanti a tanti Zaccheo, a tante Maddalena: hai voglia di provare a correggere gli errori! Non arrivi da nessuna parte, è un’impresa impossibile. Allora ho dovuto ripensare da capo al mio ruolo di insegnante e di educatore, riposizionarmi rispetto a loro, al loro vissuto, al mondo in cui vivono. Ho capito che per ciascuno di loro può solo accadere Gesù, cioè può solo accadere l’avvenimento della Sua presenza, così travolgente da chiamarli Lui, uno a uno dai loro sicomori, dai loro pozzi, dalle loro strade. Nessuna strategia, nessuna nuova metodologia, nessun accorgimento pedagogico o didattico può sostituire questa suprema responsabilità: servire l’attesa del loro cuore e accompagnare la loro libertà a riconoscere la Sua Presenza.

(Franco Nembrini)

Mentre leggevo un libro che da tempo avevo lasciato nella mia libreria, mi sono accorto che spuntava in mezzo alle pagine un foglio con stampato un articolo di Franco Nembrini, l’ho trovato davvero prezioso, perché so quanto sta a cuore a molti adulti, l’educazione dei giovani e soprattutto la loro felicità.

Accompagnare i giovani, è un compito davvero impegnativo, a volta ci sembra di non avere gli strumenti adeguati, il linguaggio giusto, certo diventa davvero faticoso sopportare la loro incostanza, i loro sbagli, la loro infelicità.

Noi siamo chiamati a preparare per loro, l’incontro che supera ogni insicurezza. Soprattutto quella di sentirsi non amati, non accettati, di non vedere un futuro sereno.

Dobbiamo abituare il loro cuore a fare spazio, tra i dubbi e le insicurezze, al Signore.

Lo dico sempre ai miei giovani e ai miei ragazzi, che Gesù non ci rende la vita più facile, ma sicuramente più felice!

Non spariranno le difficoltà, ma chi incontra il Signore, chi davvero ne fa esperienza, troverà un senso di pienezza e un cuore pronto a cogliere lo stupore di una vita non sprecata.

Non preoccupatevi, il lavoro più impegnativo tocca al Signore… sarà lui a dover entrare nei cuori dei nostri giovani, a noi il compito di preparare la strada. A noi il compito di testimoniare che con noi il Signore ci è riuscito.

Articolo completo (Franco Nembrini)

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