spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono


Oggi festeggiamo due colonne portanti della Chiesa: gli apostoli Pietro e Paolo.
Non ammiro Pietro che rinnega, spergiurando, il Cristo, né la sua fede vacillante quando cammina sulle acque. Ciò nonostante, il suo rinnegamento e la sua esitazione mi sono d’aiuto nel cammino della santità. Anch’io ho vacillato e sono caduto; e se non m’è dato di piangere come Pietro, posso almeno gridare con lui: “Salvami, o Signore, se non vuoi ch’io mi perda!”.
Non posso ammirare Saulo che custodisce le vesti dei lapidatori di Stefano e cavalca da Gerusalemme a Damasco, spirante minacce e stragi contro tutti i cristiani. Sotto questo aspetto, Saulo, persecutore dei discepoli di Gesù è, a sua volta, un tipo detestabile. Tuttavia Saulo, divenuto Paolo mi incoraggia. Se lui poté cambiare l’odio in amore, la mia speranza vive ancora.
Analoghe riflessioni si possono fare con molti altri, anzi, con la maggior parte de santi. La debolezza dei loro inizi mi dà la forza, la loro santità finale ispirazione. Ringrazio Iddio per Agostino peccatore trasformato in santo; per Alfonso che, all’età di ottant’anni, dice a un tizio: “Se dobbiamo parlarci, collochiamo fra noi un tavolo: non si sa mai! C’è ancora del sangue nelle mie vene!”.
Ringrazio Dio per tutti quelli che da principio non furono che uomini, ma in seguito, con la loro cooperazione, lo sforzo personale e il duro lavoro divennero virtuosi e spirituali.

(Padre Marcel Raymond)

Pietro e Paolo hanno in comune con noi l’essere peccatori, che non si sono lasciati ingabbiare dalla propria debolezza, ma hanno trovato forza in Gesù, fino a donare la loro stessa vita.

Dio, non sceglie persone impeccabili, perfette, sceglie due giovani che dicono loro stessi di essere peccatori. «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore» (Lc 5,8) diceva Pietro. E Paolo « Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io » (1 Tim. 1, 15).

Per seguire Gesù, non dobbiamo essere perfetti, dobbiamo essere innamorati.

Infatti Gesù prima di lasciare a Pietro il compito di pascere le sue pecore, fa una domanda essenziale: Pietro mi ami tu?

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