spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per novembre, 2016

Sant’Andrea Apostolo


Andrea era discepolo di Giovanni Battista; e questo ci mostra che era un uomo che cercava, che condivideva la speranza d’Israele, che voleva conoscere più da vicino la parola del Signore, la realtà del Signore presente. Era veramente un uomo di fede e di speranza; e da Giovanni Battista un giorno sentì proclamare Gesù come “l’agnello di Dio” (Gv 1,36); egli allora si mosse e, insieme a un altro discepolo innominato, seguì Gesù, Colui che era chiamato da Giovanni “agnello di Dio”. L’evangelista riferisce: essi “videro dove dimorava e quel giorno dimorarono presso di lui” (Gv 1,37-39). Andrea quindi godette di preziosi momenti d’intimità con Gesù. Il racconto prosegue con un’annotazione significativa: “Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia, che significa il Cristo», e lo condusse a Gesù” (Gv 1,40-43), dimostrando subito un non comune spirito apostolico. Andrea, dunque, fu il primo degli Apostoli ad essere chiamato a seguire Gesù. Proprio su questa base la liturgia della Chiesa Bizantina lo onora con l’appellativo di Protóklitos, che significa appunto “primo chiamato”.

(Papa Benedetto XVI)

Andrea aveva il desiderio di incontrare Gesù, le parole del suo maestro Giovanni, gli avevano acceso il cuore, non perde occasione nel primo incontro con lui…di chiedere dove dimorasse…

“Maestro dove abiti?”

Siamo all’inizio del tempo di Avvento, siamo anche noi alla ricerca di Gesù… una cosa è certa non dobbiamo più cercarlo nella grotta di Betlemme…

Dove abita oggi il nostro Maestro?

Il mio Don diceva sempre nelle tre P (Parola, Pane, Prossimo)

Oggi sappiamo di trovarlo anche nella P di Periferia…

La vicinanza del Natale accende su questo mistero una grande luce. L’incarnazione del Figlio di Dio apre un nuovo inizio nella storia universale dell’uomo e della donna. E questo nuovo inizio accade in seno ad una famiglia, a Nazaret. Gesù nacque in una famiglia. Lui poteva venire spettacolarmente, o come un guerriero, un imperatore… No, no: viene come un figlio di famiglia, in una famiglia. Questo è importante: guardare nel presepio questa scena tanto bella.
Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato Lui stesso. L’ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero Romano. Non a Roma, che era la capitale dell’Impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata. Lo ricordano anche i Vangeli, quasi come un modo di dire: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46). Forse, in molte parti del mondo, noi stessi parliamo ancora così, quando sentiamo il nome di qualche luogo periferico di una grande città. Ebbene, proprio da lì, da quella periferia del grande Impero, è iniziata la storia più santa e più buona, quella di Gesù tra gli uomini! E lì si trovava questa famiglia.

(Papa Francesco)

Dio mi Ama?


Lo sa come si fa a riconoscere se qualcuno ti ama? Ti ama veramente, dico? Non ci ho mai pensato. Io si. E ha trovato una risposta? Credo che sia una cosa che ha a che vedere con l’aspettare. Se è in grado di aspettarti, ti ama.”
(A.Baricco, Questa storia)

Il tempo d’Avvento è tempo d’attesa…

Davvero attendo che Gesù cambi la mia vita? Sento il desiderio nel cuore della sua presenza?

Non importa, se ti senti distante, se fai fatica anche solo a fare un passo verso Gesù…lui ti Ama e quindi ti aspetta, ma sappi che non vede l’ora di stare un po’ con te, di parlare al tuo cuore, di nutrirti con il suo amore.

Stupirsi


La cosa più strabiliante non è che l’uomo sia arrivato a camminare sulla luna, ma che Dio sia sceso a camminare sulla terra

(Neil Armstrong)

È ancora capace di stupirsi l’uomo, alla notizia che Dio sia sceso sulla Terra?

Il tempo di Avvento sia per noi un tempo pieno di stupore, Dio accorcia le distanze… si fa vicino.

Grazie… dal profondo del cuore.

I Domenica di Avvento (A)


La bella addormentata nel… mondo

Seconda Lettura (Rm 13,11-14°)

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Vangelo (Mt 24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Oggi voglio paragonare la Chiesa alla bella addormentata…

Sappiamo tutti come va a finire la storia…un principe azzurro la ridesta con un bacio (atto d’amore). E propone a lei un futuro di gioia e felicità.

Capita davvero a volte che la Chiesa stanca si addormenti, non sia più vigile all’impegno dell’evangelizzazione… è una maledizione che colpisce di frequente noi cristiani…

Quella di addormentarsi… di dormire di fronte alle miserie umane, di dormire di fronte alle proprie miserie.

Non disperiamo però… il Tempo dell’Avvento è il tempo del risveglio…

Ricordo mia mamma quando ci svegliava al mattino apriva le finestre per far entrare la luce e ci diceva… “Forza in piedi oggi è una bellissima giornata!”

Dobbiamo sentire anche noi questa luce che irrompe nel buio della nostra pigrizia, del nostro egoismo, della nostra vita!

Ci attende una bellissima giornata, andiamo incontro al Signore che viene…

L’amore è l’unica luce che è in grado di illuminare le tenebre del mondo ci dice Papa Francesco…Chiediamo a Gesù il coraggio di amare e il sostegno di sentirci infinitamente amati da Lui.

L’amore per la gente è una forza spirituale che favorisce l’incontro in pienezza con Dio fino al punto che chi non ama il fratello «cammina nelle tenebre» (1 Gv 2,11), «rimane nella morte» (1 Gv 3,14) e «non ha conosciuto Dio» (1 Gv 4,8). Benedetto XVI ha detto che «chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende ciechi anche di fronte a Dio»,[209] e che l’amore è in fondo l’unica luce che «rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire».[210] Pertanto, quando viviamo la mistica di avvicinarci agli altri con l’intento di cercare il loro bene, allarghiamo la nostra interiorità per ricevere i più bei regali del Signore. Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamo gli occhi per riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio. Come conseguenza di ciò, se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari. L’impegno dell’evangelizzazione arricchisce la mente ed il cuore, ci apre orizzonti spirituali, ci rende più sensibili per riconoscere l’azione dello Spirito, ci fa uscire dai nostri schemi spirituali limitati. Contemporaneamente, un missionario pienamente dedito al suo lavoro sperimenta il piacere di essere una sorgente, che tracima e rinfresca gli altri. Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri. Questa apertura del cuore è fonte di felicità, perché «si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20,35). Non si vive meglio fuggendo dagli altri, nascondendosi, negandosi alla condivisione, se si resiste a dare, se ci si rinchiude nella comodità. Ciò non è altro che un lento suicidio. (Evangelii Gaudium, 272)

Stella della nuova evangelizzazione,
aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione,
del servizio, della fede ardente e generosa,
della giustizia e dell’amore verso i poveri,
perché la gioia del Vangelo
giunga sino ai confini della terra
e nessuna periferia sia priva della sua luce.

In questo Tempo d’Avvento impegniamoci perché non manchi la luce, che ci è data in dono, ai fratelli che vivono nelle tenebre delle periferie dell’esistenza.

Tempo di Avvento


Le macerie che caratterizzano le ferite dell’uomo di questo tempo: le guerre, i terremoti, il terrorismo, lasciano terreno al pensiero che Dio ci abbia abbandonati…

Il messaggio dell’Avvento invece illumina le tenebre di un pensiero cosi tremendamente triste…che l’uomo sia lasciato solo da chi più lo ama.

L’Avvento ci ricorda un Dio che si è fatto vicino, che ha scelto di nascere tra le macerie ( peccato e morte) dell’umanità.

Come prepararsi a vivere questa vicinanza?

Lasciare spazio nella nostra vita ad un rapporto vero e sincero con lui.

Spazio alla Parola…
Spazio all’accoglienza…
Spazio ai poveri…
Spazio alla preghiera…
Spazio alla speranza…
Spazio alla gioia…

Condivido con voi un brano del libro di C. S .Lewis: “le lettere di Berlicche”, il tema è proprio rendersi conto che il figlio delle tenebre vuole distruggere il Natale, perché è la festa che ci parla della vicinanza concreta di Dio, una vicinanza che per qualcuno è Speranza e Luce, per altri è un po’ troppo ingombrante:

Spero, caro Farfarello, che tu non ti sia lasciato sfuggire l’occasione, durante queste ultime feste natalizie, di ammirare qualcuno dei presepi che in molte case ancora si usa allestire per la gioia dei bambini e dei vecchi. Ce n’è di tutti i tipi, dal legno alla cartapesta, dal cristallo al bronzo, dalla terracotta al plexiglas…
Io amo i presepi. Dirai che sono un vecchio sentimentale… Ebbene, di’ pure, se vuoi. Prima però, senti quello che ho da dirti in proposito. Da secoli ormai un’idea mi frulla per il capo alla sola vista di un presepe, e te la voglio confidare in segno di stima. Ebbene, io credo che la grande quantità di energia che noi diavoli abbiamo sempre profuso per inventare argomentazioni seducenti contro Dio sia, in gran parte fatica sprecata. Noi non dobbiamo creare nuovi argomenti: possiamo usare pari pari i loro. È il cuore che decide, e spesso decide male.
Pensa alle figuri minori del presepe: c’è un solo Giuseppe, una sola Maria, un solo Gesù bambino. Un solo bue, un solo asino. Gli altri sono tutte comparse, compresi i Magi. Ogni uomo al mondo è una figura minore del presepe… Seguimi bene. Dopo aver reso omaggio al Messia, che fanno tutte queste comparse? Se ne tornano, semplicemente, al loro lavoro. Il carrettiere al suo carretto, il panettiere al suo pane, e così via. C’è qualcosa, in tutto ciò, che mi manda in confusione, che mi stordisce e mi umilia: ciascuno torna lieto al suo mestiere, anzi: se prima il lavoro gli pesava, ora gli pesa molto meno, perché ha visto il Messia.
Che ira! Tutto diviene accettabile, amabile… Ma poi, passata l’ira, ecco l’idea! La grande idea! Quella che è la più grande dimostrazione dell’esistenza di Dio, la quotidianità, eccola trasformata, senza che apparentemente nulla cambi, nella più grande delle bestemmie! Che cos’è mai il tuo Dio? Un’emozione momentanea prima di riprendere il solito tran tran. Un bambinello che ti salva finché resti in estatica contemplazione, ma poi? Immaginiamo quei poveri pastori al momento del congedo. Un inchino, un altro inchino, mettiamoci pure un terzo inchino. Ma poi le spalle dovranno pur voltare, e tornarsene alle loro pecore, non è vero? E allora noi diavoli pronti, in coro, a soffiar nelle loro orecchie: dalle obiezioni più collaudate (“come può Dio, nella sua bontà, permettere il dolore innocente?”) alle migliori invenzioni della modernità (l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio si trasforma nell’egalité giacobina, che è il suo opposto), e via dicendo.
Tutte le obiezioni contro Dio nascono dall’idea di un Dio lontano, che non vuole salvare concretamente gli uomini. Ma questa idea nasce, a sua volta, dalla comodità: un Dio lontano è sempre più comodo di un Dio vicino. È questa, Farfarello, la nostra carta vincente. Da sempre.
Un abbraccio dal tuo Malacoda.

(C. S. Lewis, Lettere di Berlicche, 1942)

No alla violenza sulle donne


Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

L’amore è dono non possesso.
L’amore è protezione non prigionia.
L’amore è un abbraccio che non soffoca.
L’amore è libertà, non si può obbligare nessuno ad amarti.
L’amore è vita, non morte.
L’amore è tenerezza, non violenza!

No alla violenza, sì all’amore!

Burattini


Il 24 Novembre del 1826 a Firenze nasceva Carlo Lorenzini, più conosciuto come Carlo Collodi, divenuto celebre come autore del romanzo Le avventure di Pinocchio.

Condivido con voi una rilettura del card. Biffi sul senso della storia di Pinocchio, rivista in chiave teologica:

E’ dunque una lezione di vita che possiamo imparare: le ideologie. Possono servire per far politica, per arricchire, per far carriera, per organizzare meglio l’esteriorità della vita terrena, per assicurarsi onori e vantaggi, per avviare rivoluzioni che lasciano la sostanza delle cose come prima, per intraprendere liberazioni che di solito si risolvono in un cambio di schiavitù; ma per la salvezza dell’uomo come uomo non servono. Per la salvezza occorre la verità: la verità sulla vita e sulla morte, sul senso dell’esistenza e sulla sua insignificanza, sulla felicità e sul dolore, sulla possibilità di speranza e sulla disperazione, sulla nostra origine e sul nostro ultimo destino.
La salvezza comincia quando l’uomo si rende conto che la sua vera alienazione sta nel rifugiarsi nell’una o nell’altra ideologia per la paura di misurarsi con la verità, e comincia a capovolgere questo mortificante processo. E’ l’insegnamento più elevato e più utile che si possa trarre dalla vicenda umana di Carlo Lorenzini, detto Collodi e dal «caso» letterario de «Le avventure di Pinocchio».

Prigionieri di Ideologie o uomini liberi di seguire la Verità?

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