spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per luglio, 2015

L’anima innamorata

Ogni anima che Dio crea, la crea innamorata. (Ernesto Cardenal)

L’amore è il motore dell’anima.

La pazienza di ricominciare

Vivere è l’infinita pazienza di ricominciare. (Ermes Ronchi)

Siamo sempre lì, a commettere gli stessi errori… vorremo essere migliori, ma come sempre dobbiamo fare i conti con le nostre fragilità e sembra davvero di non poter migliorare.

Se ci lasciamo andare allo sconforto e alla disperazione, la nostra vita sarà solo fatta di rimpianti…

Se invece ci apriamo alla Grazia, scopriremo quanto sia bello ogni volta ripartire, sperare e ricominciare ad amare e a pensare quanto siano importanti le relazioni che tutti i giorni viviamo.

Non stancarti mai di ripartire, perché il non ripartire è sicuramente più faticoso.

Portare frutti buoni

Dal Vangelo di oggi (Mt 13,36-43):

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

La Zizzania è capace di confondersi con il grano, ma nel momento dei frutti la si riconosce subito come erba cattiva.

Al momento di portare frutti, non puoi più nasconderti, tutti si accorgono se sei buono o se sei zizzania.

Un amico egoista

Un amico si prende sempre cura della libertà dell’altro. (Luis Sepúlveda)

Se un amico ti imprigiona con il suo egoismo, è il tuo peggior nemico travestito da amico.

Il vero miracolo è dare tutto

Dal Vangelo di oggi (Gv 6,1-15):

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Questa è la storia vera di una bambina di otto anni che sapeva che l’amore può fare meraviglie. Il suo fratellino era destinato a morire per un tumore al cervello. I suoi genitori erano poveri, ma avevano fatto di tutto per salvarlo, spendendo tutti i loro risparmi.
Una sera, il papà disse alla mamma in lacrime: “Non ce la facciamo più, cara. Credo sia finita. Solo un miracolo potrebbe salvarlo”.
La piccola, con il fiato sospeso, in un angolo della stanza aveva sentito.
Corse nella sua stanza, ruppe il salvadanaio e, senza far rumore, si diresse alla farmacia più vicina. Attese pazientemente il suo turno. Si avvicinò al bancone, si alzò sulla punta dei piedi e, davanti al farmacista meravigliato, posò sul banco tutte le monete.
“Per cos’è? Che cosa vuoi piccola?”.
“È per il mio fratellino, signor farmacista. È molto malato e io sono venuta a comprare un miracolo”.
“Che cosa dici?” borbottò il farmacista.
“Si chiama Andrea, e ha una cosa che gli cresce dentro la testa, e papà ha detto alla mamma che è finita, non c’è più niente da fare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Vede, io voglio tanto bene al mio fratellino, per questo ho preso tutti i miei soldi e sono venuta a comperare un miracolo”.
Il farmacista accennò un sorriso triste.
“Piccola mia, noi qui non vendiamo miracoli”.
“Ma se non bastano questi soldi posso darmi da fare per trovarne ancora. Quanto costa un miracolo?”.
C’era nella farmacia un uomo alto ed elegante, dall’aria molto seria, che sembrava interessato alla strana conversazione.
Il farmacista allargò le braccia mortificato. La bambina, con le lacrime agli occhi, cominciò a recuperare le sue monetine. L’uomo si avvicinò a lei.
“Perché piangi, piccola? Che cosa ti succede?”.
“Il signor farmacista non vuole vendermi un miracolo e neanche dirmi quanto costa…. È per il mio fratellino Andrea che è molto malato. Mamma dice che ci vorrebbe un’operazione, ma papà dice che costa troppo e non possiamo pagare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Per questo ho portato tutto quello che ho”.
“Quanto hai?”.
“Un dollaro e undici centesimi…. Ma, sapete….” Aggiunse con un filo di voce, “posso trovare ancora qualcosa….”.
L’uomo sorrise “Guarda, non credo sia necessario. Un dollaro e undici centesimi è esattamente il prezzo di un miracolo per il tuo fratellino!”. Con una mano raccolse la piccola somma e con l’altra prese dolcemente la manina della bambina.
“Portami a casa tua, piccola. Voglio vedere il tuo fratellino e anche il tuo papà e la tua mamma e vedere con loro se possiamo trovare il piccolo miracolo di cui avete bisogno”.
Il signore alto ed elegante e la bambina uscirono tenendosi per mano.
Quell’uomo era il professor Carlton Armstrong, uno dei più grandi neurochirurghi del mondo. Operò il piccolo Andrea, che potè tornare a casa qualche settimana dopo completamente guarito.
“Questa operazione” mormorò la mamma “è un vero miracolo. Mi chiedo quanto sia costata…”.
La sorellina sorrise senza dire niente. Lei sapeva quanto era costato il miracolo: un dollaro e undici centesimi…. più, naturalmente l’amore e la fede di una bambina.

(Bruno Ferrero)

I discepoli si preoccupano di non avere abbastanza soldi per poter sfamare tutta la folla… la bambina invece si preoccupa che il fratellino possa guarire! Da tutto quello che ha! Ecco il miracolo, quando dai tutto anche se è poco, ce né per tutti in sovrabbondanza. Anche quel ragazzo sa che due pani e cinque pesci nelle mani del Signore sono moltiplicati.

Gesù ha dato tutto, il segno della sua vita donata è il pane e vino, corpo e sangue che alimentano la nostra anima assetata del Suo amore.

S.Giacomo

In ebraico Giacomo significa: che segue Dio. Fu il primo fra gli apostoli a ricevere il martirio.

San Giovanni Crisostomo diceva in una delle sue omelie su S.Giacomo: Dopo la Pentecoste infatti sarà tale il suo fervore che, lasciato da parte ogni interesse terreno, perverrà ad una virtù così elevata da essere ritenuto maturo di ricevere subito il martirio.

Aiutaci S.Giacomo ad avere sempre la forza di seguire Gesù, di non prendere strade che ci allontanino da lui. Forse noi non saremo chiamati a dare la vita nel martirio, ma sicuramente siamo chiamati a dare il cuore per annunciare il Vangelo, soprattutto amando i nostri fratelli, come Gesù ci ha insegnato e come tu e i tuoi fratelli ci avete trasmesso.

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