spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per maggio, 2015

Solo l’amore ci rende felici

Oggi Solennità della Santissima Trinità.

La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati. (Papa Benedetto XVI)

Solo l’amore ci rende felici… ma quante persone soffrono a causa di un amore finito, di un amore tradito, di un amore promesso e non mantenuto…

Aiuta Signore coloro che sono tristi, a causa di un amore finito, e fai sentire nel profondo del loro cuore il tuo amore infinito.

Ti prego Santissima Trinità possano sempre e comunque mai smettere di credere nell’amore!

Ferite nascoste

La ferita che si nasconde senza volerla curare per millanteria, o per falso pudore, si infetta e si allarga. Bisogna invece esaminarla e curarla.
Se tu sei «ferito» nella tua sensibilità da un rimprovero, da una indelicatezza, da una infedeltà, da uno scacco…
non arrossire della tua emozione che non è vergognosa,
non fare il «duro» negandola, perché non è una debolezza,
non passarle accanto con disprezzo, perché essa ha la sua importanza.
Scopri con franchezza la piaga, cercane la causa: potrai, allora, curarti.

(Michel Quoist)

Più trascuriamo le ferite, più diventa difficile guarirle.

Gli altri: i protagonisti del nostro agire

Quando facciamo qualcosa non dobbiamo chiederci che si dirà di noi, ma piuttosto che avverrà
degli altri
. (Alberto Marvelli)

È davvero grande la tentazione di fare le cose per sembrare agli occhi degli altri delle brave persone, ma se ci concentriamo troppo sul fare bella figura, l’altro diventa solo un pretesto per il mio successo.
Quando facciamo qualcosa per gli altri i protagonisti non siamo noi, ma loro!

La porta della felicità

Quando una porta della felicità si chiude, se ne apre un’altra; ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi. (Paulo Coelho)

Quante volte mi capita di ascoltare persone a cui si è chiusa una porta della felicità e quante volte si vive la fatica di non riuscire a staccare lo sguardo da quella maledetta porta!

Signore dacci la forza di volgere uno sguardo di speranza verso le nuove porte che ci apri nel nostro cammino, porte che se portano alla felicità hanno di sicuro il sapore di un nuovo amore da vivere.

Essere testimoni

Sono convinto che dobbiamo smetterla di parlare al mondo. E’ il mondo che deve parlare di noi se ci amiamo, se ci stimiamo, se ci vogliamo bene, se non ci feriamo a vicenda, se cominciamo a farci gli affari degli altri, se il carcerato, l’ammalato, l’affamato trova in noi un volto amico. Se abbiamo il coraggio di dare un nome e un cognome al peccato che nasce da dentro.
(Ernesto Olivero)

Bellissime parole… seguite da tanta fatica e tanto lavoro per gli altri. Ernesto Olivero fondatore del Sermig, immerso in una realtà di servizio per i fratelli più poveri, ma anche di sensibilizzazione perché i giovani capiscano quanto sia davvero possibile cambiare il mondo partendo da loro stessi.

L’amore è possibile… speriamo il mondo se ne accorga perché l’amore è davvero contagioso.

A tu per tu

Oggi la Chiesa ricorda San Filippo Neri, il santo della gioia!

Quale esempio, più che quello di Filippo, può insegnare al prete moderno ad attingere nel tu per tu con Dio la sola forza capace di conservarlo integro senza che si pieghi come una canna a tutti i venti di questo mondo? (Louis Bouyer)

Il segreto di San Filippo, stare con Dio a tu per tu e il “nemico” non vince più!

Miserando atque eligendo

Il motto di Papa Francesco “miserando atque eligendo” è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile , sacerdote (Om. 21; CCL 122, 149-151). Egli, commentando l’episodio evangelico della vocazione di San Matteo, scrive: “Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me” che tradotto significa: “Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi”. Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è riprodotta nella Liturgia delle Ore della festa di San Matteo.

Proprio nella festa di S. Matteo di sessant’anni fa, nel 1953, il giovane Jorge Mario Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si “sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa”, sull’esempio di Sant’Ignazio di Loyola.

“In quella confessione – racconterà Bergoglio anni dopo – mi accadde qualcosa di raro, non so cosa fu, ma cambiò la mia vita; direi di essere stato sorpreso con la guardia abbassata” e ancora: “Fu la sorpresa, lo stupore di un incontro; mi resi conto del fatto che mi stavano aspettando. L’esperienza religiosa è questo: lo stupore di incontrare qualcuno che ti sta aspettando. Da quel momento per me Dio è colui che ti ‘anticipa’. Lo stai cercando, ma Lui ti cerca per primo. Lo vuoi incontrare, ma Lui ci trova per primo”.

In ricordo di tale avvenimento, una volta eletto vescovo, Bergoglio, decise di scegliere, come motto e programma di vita, l’espressione di San Beda miserando atque eligendo, che ha mantenuto nel suo stemma pontificio.

Gesù ci ama e non può far a meno di scegliere una vita insieme a noi.

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