spunti e riflessioni, per un giorno che sia davvero buono

Archivio per dicembre, 2014

Grazie

Si conclude il 2014 è tempo di ringraziamenti, soprattutto a Gesù.
Condivido con voi parte dell’articolo che ho preparato per il bollettino di Natale della mia parrocchia.

Caro Gesù, oggi mi sono preso un po’ di tempo per ringraziarti, di tutti i doni che, in questi tre anni di ministero a Vigliano, grazie a te ho ricevuto.
Il dono di tutte le persone che sono venute a chiedere conforto e amore nel sacramento della Riconciliazione, che bello! È la gioia più grande liberare i miei fratelli e sorelle dalle catene del peccato, dal peso del rimorso, dalla fatica dell’ impegno di vivere quotidianamente il Vangelo. E aiutarle a camminarti a fianco.
Il dono degli ammalati e degli anziani, è sempre una ricarica spirituale andare a trovare un ammalato ed un anziano, perché loro riconoscono in me la Tua amorevole presenza, ti aspettano e soprattutto si accontentano di poco… un sorriso, una parola buona, un abbraccio…(le cose semplici sono quelle che funzionano di più).
Il dono delle famiglie che mi vogliono bene, con cui si condividono gioie e fatiche, dove mi sento accolto come un vero fratello.
Il dono dei poveri, che mi danno la possibilità concreta di servirti caro Gesù, non credo di essere sempre all’altezza, quanti mal di pancia, com’è dura ragionare come ragionavi tu. Nel servizio ai poveri ho sempre paura di sbagliare, di valutare male alcune situazioni, è davvero difficile sai capire la povertà! Perdonami se a volte non sono stato accogliente, misericordioso, paziente… ti ringrazio per chi condivide con me questo servizio importante di cura per i poveri e ti ringrazio per tutte quelle famiglie che contribuiscono donando generi alimentari e offerte di ogni genere.
Il dono irrinunciabile dei miei aiutanti, l’oratorio è sempre un cantiere aperto, vetri che si rompono, porte che si dissaldano, maniglie che si staccano, tenere tutto pulito e in ordine. Devo proprio dire che senza di loro sarebbe davvero dura…
Il dono dei bambini, che portano allegria e spensieratezza, voglia di crescere. Come in ogni famiglia, un bambino porta sempre tanta gioia, così anche in parrocchia! Qui a Vigliano tanti bambini, tanta gioia!!!
Infine il dono più prezioso e nello stesso tempo più impegnativo: i nostri ragazzi, i nostri giovani!!!
Infinitamente grazie ancora Gesù per questi immensi doni e del dono meraviglioso di essere prete!

Sollicitudo Rei Socialis

Il 30 dicembre del 1987, Papa Giovanni Paolo II pubblica la Lettera Enciclica Sollicitudo Rei Socialis, nel ventesimo anniversario della Populorum Progressio di papa Paolo VI.

La solidarietà è indubbiamente una virtù cristiana. Già nella precedente esposizione era possibile intravedere numerosi punti di contatto tra essa e la carità, che è il segno distintivo dei discepoli di Cristo (Gv 13,35). Alla luce della fede, la solidarietà tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione. Allora il prossimo non è soltanto un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma diviene la viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo. Egli, pertanto, deve essere amato, anche se nemico, con lo stesso amore con cui lo ama il Signore, e per lui bisogna essere disposti al sacrificio, anche supremo: «Dare la vita per i propri fratelli». (Sollicitudo Rei Socialis, 40)

Sempre attuale, questo punto dell’enciclica che ci spinge verso la donazione di noi stessi, alla vera solidarietà, una bella riflessione che possiamo meditare, in quest’anno che ci stiamo lasciando alle spalle.

L’appetito vien… amando

Nel cuore di ogni uomo è radicato un appetito spirituale per una fede assoluta, duratura e positiva in un’esistenza futura. Essa lo rende tranquillo. Una fede di questo tipo è la base indispensabile della personalità. Ma un buon numero di giovani non hanno quest’ancora di salvezza per la propria anima.”
Thomas Wildcat Alford, Shawnee

Molti giovani hanno perso l’appetito spirituale, forse perché gli abbiamo cucinato un Gesù troppo insipido. Se capissero il vero gusto della presenza di Gesù nella loro vita, sarebbero tutti affamati: di giustizia, d’amore, di verità, di libertà…

La famiglia incarnata nelle periferie dell’esistenza

Oggi è la Festa della Santa Famiglia.

Ho letto e condivido a pieno questo stupendo pensiero sulla famiglia, incarnata nelle periferie dell’esistenza, proprio una bella riflessione!!!

Si legge al punto 20 del 1° capitolo (dell’Evangelii Gaudium)…”Tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”

Chi, meglio della famiglia, dei coniugi cristiani vive nelle “periferie”, ossia fuori dagli ambienti puramente ecclesiali per immergersi negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle palestre, nelle strade, nei supermercati, nei condomini?

Chi, meglio della famiglia – prima cellula della società – è in grado risanare, per irradiazione attraverso la sua testimonianza, gli ambienti dove si fa più fatica, dove ci sono divisioni, incomprensioni, fratture?

Chi, meglio della famiglia, è in grado di testimoniare il dono di sé, l’attitudine al sacrificio, la perseveranza nelle tribolazioni, la gioia che scaturisce dall’amore reciproco, la costanza dell’opera educativa senza mai stancarsi di sperare in un futuro migliore?

La Chiesa (e la famiglia in quanto piccola Chiesa), come ricorda papa Francesco al punto 23 del cap. 1° “Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutte le occasioni, senza indugio , senza repulsioni e senza paura. La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno”.

(Unita pastorale 45-Collegno; http://www.collegnoup.it)

Un finale che non contempla la parola fine

Oggi la Chiesa festeggia San Giovanni, apostolo ed evangelista.

Dal Vangelo di oggi (Gv 20,2-8):

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Dopo aver contemplato la nascita di Gesù, la gloriosa morte di Stefano, oggi ci lasciamo illuminare da Giovanni testimone del Sepolcro vuoto, annunciatore della Resurrezione. Eccolo qua il mistero della vita di Gesù: vita, morte e Resurrezione. Un finale che non contempla la parola fine!

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